Home Cannabis Terapeutica Può la cannabis influire positivamente nella Sindrome di Alzheimer?

Può la cannabis influire positivamente nella Sindrome di Alzheimer?

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Cos’è la Sindrome di Alzheimer

L’Alzheimer é una malattia neurodegenerativa cronica, provocata da un’alterazione delle funzioni cerebrali che influisce sulle memoria, sulle capacitá cognitive e di parlare, generando demenza, stati di confusione, disorientamento, cambiamenti di umore, insonnia, ansia, apatia o depressione.

Come si cura?

Le terapie farmacologiche esistenti attualmente non riescono a far regredire o a fermare la malattia ma solo a curarne i sintomi o rallentarne la progressione.
Gli sviluppi nel campo della ricerca puntano a contenere la produzione della proteina beta-amiloide che distrugge le sinapsi, ossia la connessione funzionale tra le cellule del cervello, provocandone la morte.

NeuroniÈ dimostrato infatti che la beta-amiloide causa infiammazione tossica delle cellule cerebrali e si aggrega in ammassi per formare placche cerebrali, tipiche di questa Sindrome.
La relazione tra amiloide intracellulare, invecchiamento e neurodegenerazione delle cellule non é peró ancora chiara, né lo sono le cause.

E la cannabis come influisce sulla malattia?

I cannabinoidi influiscono efficacemente sui neuroni per le loro proprietá protettive, antinfiammatorie e antiossidanti che rallentano la degenerazione cellulare, oltre che per gli effetti rilassanti e ansiolitici.

Gli studi sugli effetti della cannabis

In particolare, secondo studi internazionali, il THC sarebbe in grado di ridurre il livello di proteina tossica che provoca la degenerazione dei neuroni. I cannabinoidi come il tetraidrocannabinolo stimolano la rimozione di beta-amiloide intraneuronale, bloccano la risposta infiammatoria e hanno un’azione protettiva per le cellule della rete neuronale.
Altri studi hanno dimostrato l’efficacia dei cannabinoidi sui sintomi emotivi, comportamentali e psicologici legati alla malattia quali lo stato di agitazione, l’irrequietezza, l’insonnia, che influiscono negativamente sulla qualitá della vita.

Già da alcuni anni è cambiato il tipo di approccio nello studio  di nuove strategie terapeutiche per i casi di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Gli studi infatti si stanno indirizzando sulle proprietà neuroprotettive di sostanze e composti in grado di interagire con il sistema endocannabinoide, invece che sulla mera cura dei sintomi  delle malattie. “L’uso di agonisti dei recettori CB2 offre un approccio terapeutico interessante, nuovo e promettente per una serie di disturbi neurodegenerativi“, tra cui l’Alzheimer, conclude un interessante articolo informativo di studiosi italiani pubblicato su “Frontiers in Neuroscence” e intitolato “Cannabinoid Receptor 2 Signalingin Neurodegenerative Disordes: From Pathogenesis to a Promising Therapeutic Target“.

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